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Associazione patrocinata dal Mibac, Ministero per i beni e le attività culturali.

Calendario 2014 | Calendario 2013 | Trasparenza Legge N.112/2013 ART.9

Produzioni

PIXEL (evolution) (2014)

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Coreografia e Regia Salvatore Romania e Laura Odierna

Musiche S.Romania

Musicisti (live)  S.Amore (Chitarre)M.Conti (Lyra), A. Borgia (percussioni)

Interpreti 5 danzatori Salvatore Romania, Valeria Ferrante, Judith Nagel, Roberto Provenzano, Pau Estreme Tintore

Note di regia 

In Pixel danzatori e musicisti, come i dot che compongono singoli pixel, danno vita ad una struttura costruita su azioni e suoni in cui il singolo pixel non è forma, ma energia vitale che destruttura per rinnovare, diversifica per confrontare, distrugge per ricostruire , incipit di azioni che si riversano l’una nell’altra, guidate da pulsioni che tracciano un percorso di espansione che si traduce in immagini dinamiche espressione di un unico respiro creativo.

Laura Odierna e Salvatore Romania


Megakles Ballet | PIXEL (Evolution) - Foto 0

Infinitamente Piccolo (2010-2011)

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Questo progetto nasce dalla volontà di praticare una "denudazione" del performer che, mettendo in scena ed in gioco, attraverso questa metafora, gli strati più intimi del proprio essere, diviene campo di sperimentazione ed applicazione dell'utilizzo di se stessi, in cui  lo spettatore può  percepire che, dove cova  l'incapacità di dimenticare o d'accettare le proprie invisibili catene, muore lo spirito brillante del personale "infinitamente piccolo", la cui  efficacia deriva dallo sforzo di allontanarsi da una condizione di silenzio impotente.

L'infinitamente piccolo è, pertanto, una riflessione sulla vita, è un’immersione nel mistero, sul perché di alcuni eventi della storia che ci lasciano sgomenti di fronte alla crudezza dell'agire umano. È, al tempo stesso, un omaggio a Primo Levi ed un dialogo sulla necessità di non dimenticare tutti gli "infinitamente piccoli" che di fronte all'orrore della guerra, la povertà, la malattia, l'emarginazione, il disprezzo della diversità, hanno mantenuto viva la speranza, pur nella consapevolezza di  una scoperta profonda e dolorosa, quella della pochezza umana che ancora qui ed ora come allora attraverso ogni abuso di potere continua a privare di dignità l'essere umano.

L'idea che il tempo non abbia fine è il senso, la "direzione" che guida questo lavoro perché rappresenta la possibilità individuale di riflettere sul valore della nostro breve esistere, sul perché del nostro passaggio, sulla possibilità di restare depositari e testimoni di una cultura attiva che può trasformare la coscienza in strumento sensibile  capace di apprezzare il valore di ogni "infinitamente piccolo" essenza generatrice di amore.

Regia e Coreografia di Salvatore Romania e Laura Odierna 

Musiche di Salvatore Amore 


Ma Shalai (2010-2011)

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Per spiegare “Ma-shalai” è importante prendere in considerazione che l’opera coreografica che è stata sviluppata è ,in sostanza, la seconda tappa di un progetto più ampio e articolato a cui stiamo già lavorando dal 2008: “L’albero di limoni”, basato sulla ricerca del gesto che da sempre ha caratterizzato il popolo siciliano. Grazie all’interesse nutrito da G. Pitrè che ha racchiuso in una sorta di vocabolario del gesto tale linguaggio, abbiamo, oggi, potuto riscoprire il fascino di una cosi articolata comunicazione non verbale.

Attraverso lo studio di questo linguaggio gestuale è nata la prima performance del progetto “L’albero di limoni” ( Nei frammenti l’intero ) in coproduzione con Scenario Pubblico.

Spulciando su un groviglio di parole del dialetto siciliano abbiamo individuato “Ma-shalai”, termine che sta ad indicare un momento di profonda, ma breve se non effimera e in taluni casi illusoria goduria. Con rigore scientifico abbiamo salvato questo termine dentro un’ampolla pronta per essere contaminata da altri linguaggi che ha dato vita al nostro nuovo progetto coreografico… che vede gesti disarticolati sopravvissuti ad un disastro tecnologico, da cui ripartire per approdare a nuova cinestesia che altro non è che il ciclico ripetersi di qualcosa che già è stato e che si trasforma in un futuro che contiene in sé la radice. In “Ma-shalai” si cerca di mettere in evidenza come, nonostante molteplici contraddizioni caratterizzano, animano e spesso penalizzano questa terra continuamente soffocata da chi ha imposto violenza e stasi, non di rado con la complicità dell’assenza istituzionale., aleggi nell’aria una dolce e selvaggia passione poetica.

Lungi da noi l’idea di fare una ennesima denuncia, cerchiamo solo di dar voce a quella poesia che con tanta fatica cerca di farsi ascoltare da chi l’ha già pregiudiziosamente giudicata.  

Salvatore Romania e Laura Odierna


L'Albero di Limoni (2009)

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C’era una volta un re di Sicilia. Questo re venne un giorno in Palermo e intese dire che i siciliani avevano una virtù tutta propria, quella di fare interi discorsi senza parlare. La cosa gli parve strana, e ne chiese ad uno dei suoi ministri, il quale gliela confermò pienamente. Incredulo, volle farne esperimento, e ordinò che due siciliani gli si conducessero innanzi. Detto, fatto: due uomini del popolo, presi alla sprovvista, vennero introdotti nella regia sala, presente quel tal ministro. Il re non se ne dette per inteso, ed il ministro neppure, ma quest’ultimo guardando con la coda dell’occhio poté accorgersi che i due chiamati guardandosi furtivamente si facevano delle domande e delle risposte. Il re, che non aveva visto nulla, li congedò senz’altro. Ma il ministro, che ne sapeva più del re, gli raccontò come per via di segni e di gesti fosse passato tra quei due una specie di dialogo per domandarsi e rispondersi del perché della chiamata. Il re stentò a crederci, e fattili venire a sé, volle conoscere se nulla avesse detto poco innanzi tra loro e che cosa: e udendo né più né meno quello che il ministro gli aveva affermato, meravigliò forte di questa virtù dei suoi sudditi di Sicilia e non senza qualche dimostrazione del suo sovrano compiacimento rimandò alle case loro i due popolani. (G. Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, 1889).

I luoghi dell'immaginario alimentano paure quando sconfinano nella realtà, paura di non essere compresi, di non essere all'altezza del ruolo che le circostanze ci  assegnano, paralizzando cosi la capacità naturale di esprimersi. La poesia, grande mediatrice tra sogno e realtà, assume in questo progetto un carattere risolutivo: una carezza, una parola sussurrata all'orecchio fanno intuire la straordinaria diversità dei simili che ci rende unici.  Una unicità che diventa tale solo decentrando l'attenzione dall'ego per immergerla nell'altro. Lo sviluppo della performance non segue una linea didascalica né cronologica. Abbiamo immaginato di guardare il vissuto attraverso l’obiettivo di una videocamera, inquadrando l’intero per poi metterne a fuoco singoli frammenti e ci siamo chiesti: “uno scampolo, un rimasuglio, un frammento insomma, è un pezzettino che rinvia ad un intero? Parole e pensieri frammentati, frammenti di gesti, frammenti percettivi, frammenti d’azione, di memoria…non compongono e rimandano ad un intero?” Così la gestualità tipica dei siciliani è insieme frammento, forma di comunicazione e caratteristica della loro cultura, tipica di un popolo che non ama sprecare parole, frammento in cui affondano sicure le radici dell’ "L'albero di limoni".

 


Installazioni (2008)

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"INSTALLAZIONI" Ideato e realizzato da Salvatore Romania e Laura Odierna in coproduzione con CZD, nasce da una riflessione sui concetti di “sé, dell’altro e di noi”quali luoghi di vita,di confronto, di mutua riconoscenza dove il corpo alimenta emozioni e sintetizza immagini ove ognuno può riconoscersi. Attraverso il buio della non coscienza. Io sono. L’altro condiviso. Luoghi dell’immaginario. Differenze d’identità. Incapacità comunicativa. Aggregazione, intolleranza, umorismo, accettazione. Solitudine. Condivisione di significati.

Work In Progress (2007)

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Ogni soggetto può identificarsi, in maniera allegorica, ad un condominio. Tutti noi rivestiamo più ruoli e, di conseguenza siamo in continuo cambiamento; per questo motivo esponiamo la nostra tabella “Work in progress” proprio per indicare che qualcosa si sta trasformando. Inoltre l’impero delle comunicazioni c’induce, spesso inconsapevolmente, ad allargare tale condominio, nuove identità emergono dall’assorbimento mediatico; non di rado ci troviamo a scimmiottare personaggi, spesso costruiti per alimentare la curiosità e far crescere l’audience, creando cosi scompiglio e caos fra i condòmini.

Megakles Ballet | Work In Progress - Foto 0 Megakles Ballet | Work In Progress - Foto 1 Megakles Ballet | Work In Progress - Foto 2 Megakles Ballet | Work In Progress - Foto 3

Gioco-co (2006)

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Nella nostra fanciullezza viviamo gl’incontri in maniera molto semplice, tali incontri vengono filtrati dal gioco, esso diventa cosi lo spazio dove impariamo la convivenza con altri soggetti che non fanno parte della nostra cerchia famigliare, impariamo ad essere solidali, ed a perdonare un torto ricevuto. Diventati adulti accantoniamo tale importante esperienza per lasciare spazio all’egoismo, alla diffidenza, assistendo inconsapevolmente ad una progressiva chiusura di una delle più belle esperienze umane. In questo senso la danza diventa lo spazio ideale dove ritrovare l’esperienza del “gioco” senza il timore di essere adulti.

Megakles Ballet | Gioco-co - Foto 0 Megakles Ballet | Gioco-co - Foto 1 Megakles Ballet | Gioco-co - Foto 2 Megakles Ballet | Gioco-co - Foto 3

Mi Votu e Mi Rivotu (2005)

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“Mi votu e mi rivotu”, è un lavoro che tenta di mettere in evidenza alcuni aspetti ossessivi e paranoici dell’uomo contemporaneo. Schiavo della tecnologia egli vive un conflitto d’amore ed odio con essa, se da un lato cerca quasi istintivamente di tornare all’essenza della vita, dall’altro non riesce a farne a meno. Da ciò nascono sentimenti d’evasione dai luoghi sovraffollati come le metropoli, o semplicemente dalla propria mente, seguiti dalla paura del silenzio che consegue all’allontanamento da questi luoghi. A tal riguardo l’ingegno umano, grazie alla tecnologia, tenta di sedare il conflitto, creando una Natura di Plastica, rendendo l’uomo sempre meno umano. La realtà virtuale si fa spazio nella coscienza del soggetto confondendosi con la vita reale. Cosicché la Realtà diventa surreale e la non Realtà, paradossalmente, diventa Realtà.